Induzione del Travaglio di Parto: Guida Completa dell’Ostetrica

Indice

  1. Induzione del Travaglio di  parto: generalità
  2. che cos’è il travaglio indotto
  3. qual è la percentuale di parti indotti in Italia
  4. travaglio indotto: quando è indicato
  5. parto indotto: le controindicazioni
  6. come prepararsi al parto indotto
  7. metodi di induzione di travaglio e parto
  8. quanto dura l’induzione del parto
  9. cosa succede se l’induzione non funziona
  10. quali sono i rischi del travaglio indotto
  11. considerazioni finali dell’ostetrica

Induzione del Travaglio di parto: generalità e Video Completo

Ho deciso di registrare un approfondito video YouTube per spiegarti esaustivamente il Parto Indotto in tutte le sue sfaccettature.

Se normalmente il travaglio insorge spontaneamente quando la gravidanza è giunta al termine, ci sono delle condizioni particolari in cui la gravidanza deve concludersi prima che tutto ciò avvenga naturalmente. 

Ci sono diverse modalità di induzione ad oggi, farmacologiche, non farmacologiche e meccaniche, che vengono utilizzate per la stimolazione delle contrazioni e quindi del travaglio. 

Ma quando è necessario tutto ciò?

Che cos'è il travaglio/parto indotto?

Il travaglio indotto consiste nel provocare l’insorgenza del travaglio di parto in maniera artificiale, utilizzando le diverse modalità che ad oggi si conoscono. 

Si verifica quando è necessario che la gravidanza si concluda e non si può attendere che il travaglio subentri naturalmente. 

Quando si decide per il travaglio indotto, è fondamentale che il curante valuti bene rischi e benefici relativi alla procedura. 

Qual è la percentuale di parti indotti in Italia?

La frequenza delle induzioni in Italia si attesta circa al 30%, risultando quindi uno degli interventi ostetrici più attuati. 

Parto indotto: quando è indicato

Le principali indicazioni per procedere ad un travaglio indotto sono: 

  • Gravidanza post termine;
  • Rottura prematura delle membrane a termine;
  • Morte endouterina fetale;
  • Ipertensione materna;
  • Restrizione della crescita fetale (IUGR);
  • Colestasi gravidica;
  • Diabete;
  • Oligoidramnios/polidramnios (riduzione o aumento della quantità di liquido amniotico);
  • Eccessiva crescita fetale;
  • Gravidanza gemellare;
  • Altro (richiesta materna, motivi logistici o sociali).

Parto indotto: le controindicazioni

Le controindicazioni all’induzione coincidono all’incirca con le controindicazioni al parto per via vaginale e sono:

  • Pregresso taglio cesareo con incisione longitudinale;
  • Pregressa rottura d’utero;
  • Placenta previa;
  • Situazione trasversa del feto;
  • Infezione da herpes genitale attiva;
  • Tumore invasivo della cervice uterina
  • Qualsiasi situazione di grave compromissione delle condizioni fetali.

Come prepararsi al parto indotto

Il ginecologo e l’ostetrica, in base alle condizioni che possono subentrare durante la gravidanza, decidono di informare la donna qualora fosse necessario ricorrere al travaglio indotto. 

È importante avere un quadro chiaro delle condizioni cliniche della paziente e del feto che porta in grembo. 

Quindi è necessario valutare il benessere materno-fetale, insieme con i rischi e i benefici che comporta l’induzione. 

Prima di iniziare la pratica, è fondamentale verificare la presentazione del feto in utero, l’epoca gestazionale e le condizioni del collo dell’utero. Infatti è dalla visita ostetrica vaginale che si deciderà il metodo di induzione più consono al caso specifico. 

L’induzione avviene all’interno di una struttura ospedaliera, in grado di monitorare per tutta la durata dell’induzione il benessere materno e fetale. 

Ovviamente, prima di qualsiasi pratica medica, la donna deve essere stata adeguatamente informata e deve aver firmato il consenso all’induzione.

Metodi di induzione di Travaglio e Parto

Sono diversi i metodi per stimolare il travaglio e quindi l’attività contrattile e si suddividono in farmacologici, non farmacologici e meccanici.

Tra i metodi farmacologici, vi sono:

  • Prostaglandine sintetiche: sono dei farmaci che vengono somministrati o per via vaginale o per via orale e simulano l’azione delle prostaglandine che naturalmente il nostro corpo produce in fase di avvio del travaglio, ovvero stimolare l’insorgenza dell’attività contrattile. 

  • Ossitocina: è un farmaco che viene somministrato per via endovenosa e anche in questo caso simula l’azione dell’ossitocina naturale, ovvero far sopraggiungere o regolarizzare l’attività contrattile uterina.

     

L’utilizzo di tali farmaci, impone che sia monitorato il benessere sia materno che fetale, prima, dopo e durante la somministrazione farmacologica.

Tra i metodi non farmacologici, vi sono:

  • Scollamento delle membrane: in questo caso, non si può considerare un vero e proprio metodo di induzione, in quanto non sempre la manovra va a buon fine.

    Consiste nell’esecuzione di una visita ostetrica vaginale, un po’ più fastidiosa del normale, che ha lo scopo appunto di scollare le membrane amniotiche dalle pareti uterine, in modo tale da attivare le prostaglandine e far subentrare l’attività contrattile uterina.

    Dopo lo scollamento, è possibile che si verifichino delle perdite muco ematiche, anche di colore rosso vivo, che se non sono quantitativamente a carattere mestruale, non devono destare preoccupazioni. 

  • Amnioressi: è la rottura artificiale del sacco amniotico.

    Si esegue anche in questo caso durante una visita ostetrica vaginale e, utilizzando un dispositivo apposito, chiamato amniotomo, si va a rompere artificialmente il sacco amniotico, ottenendo la conseguente fuoriuscita di liquido.

    La rottura del sacco può portare ad un aumento della produzione di prostaglandine e quindi all’insorgenza o regolarizzazione dell’attività contrattile uterina. Durante e dopo la manovra, è necessario effettuare il controllo del benessere fetale, tramite cardiotocografia, per registrare eventuali variazioni del battito cardiaco fetale. 

Tra i metodi meccanici, vi sono:

  • Cateteri trans- cervicali: foley e doppio palloncino.

    Entrambi i tipi di cateteri hanno la funzione di dilatare e far maturare il collo dell’utero meccanicamente, ovvero senza l’utilizzo dei farmaci.

    In generale, vengono utilizzati quando il collo dell’utero non è ancora sufficientemente modificato per utilizzare altre metodiche, oppure quando l’uso delle prostaglandine non è indicato.

    Utilizzando uno speculum per visualizzare il collo dell’utero, il catetere viene posizionato all’interno del canale cervicale dove verrà gonfiato il palloncino di cui è provvisto.

    Questo aiuterà la maturazione e quindi la dilatazione del collo dell’utero.

    Potrebbero subentrare delle contrazioni uterine non appena inserito, ma lo scopo dei dispositivi meccanici non è tanto quella di indurre il travaglio vero e proprio, ma di stimolare meccanicamente la maturazione cervicale.

    Anche in questo caso, prima e dopo la manovra è importante monitorare il benessere fetale tramite tracciato cardiotocografico.

Quanto dura l'induzione del parto

La durata dell’induzione è molto variabile da donna a donna. 

Inoltre dipende molto dalla maturazione che la cervice uterina ha raggiunto al momento dell’inizio dell’induzione e quindi anche dalla modalità di induzione che il medico ha deciso per quella gravida. 

Si può affermare con certezza che si sa quando inizia l’induzione ma non quando terminerà: potrebbe volerci qualche giorno, così come qualche ora. È una condizione troppo variabile per poter definire i tempi.

Cosa succede se l'induzione non funziona

Se l’induzione non porta al raggiungimento del travaglio attivo con nessun metodo, si può provare a fare un altro tentativo, qualora la donna acconsenta e il benessere del bambino sia mantenuto.

Altrimenti la soluzione è ricorrere al taglio cesareo. 

Quali sono i rischi correlati al travaglio indotto

Come ogni procedura medica, anche l’induzione non è esente da rischi: è per questo che è fondamentale informare la donna e valutare insieme a lei rischi e benefici della pratica.

I rischi maggiori sono:

  • Tachisistolia uterina: con l’induzione vi è il rischio di sovrastimolare l’attività contrattile uterina, soprattutto con i metodi farmacologici;
  • Ipotensione: può comparire in seguito a rapida infusione endovenosa di ossitocina;
  • Alterazioni del battito cardiaco fetale;
  • Liquido tinto di meconio;
  • Infezioni;
  • Prolasso di funicolo;
  • Rottura d’utero;
  • Emorragia post partum.

Considerazioni finali dell'ostetrica

La maggior parte dei travagli indotti si conclude con un parto spontaneo, senza ricorrere ad altre pratiche mediche. 

Altre volte può essere necessaria l’utilizzo della ventosa o ricorrere al taglio cesareo. 

Ovviamente anche le donne che avranno indicazione medica al parto indotto potranno usufruire dell’analgesia epidurale. 

Anzi, a volte gli stessi operatori sanitari consigliano alla donna di utilizzarla in quanto i tempi del travaglio potrebbero essere lunghi e inoltre l’induzione delle contrazioni tramite farmaci potrebbe essere più dolorosa.

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