Parto Naturale: Guida completa a cura dell’Ostetrica

Indice

  1. Parto naturale: generalità
  2. cosa si intende per parto naturale
  3. quali sono le fasi del parto naturale
  4. quanto dura il travaglio nel parto naturale
  5. partorire fa male? è doloroso?
  6. come gestire il dolore del parto
  7. sintomi di inzio travaglio
  8. cosa fare quando inizia il travaglio
  9. i vantaggi del parto naturale dell’anestesia epidurale
  10. come prepararsi al parto

Parto naturale: video approfondito e introduzione

Ciao e benvenuta sul mio sito!

Insieme a Maria Chiara AlvisiOstetrica – abbiamo registrato un approfondito video YouTube che ti spiega il Parto cesareo in tutte le sue sfaccettature.

Quando si parla di parto naturale, si apre letteralmente un mondo. 

È un argomento estremamente ampio, a cui non si arriva mai del tutto pronte, nemmeno se per tutta la gravidanza ci si è informate, preparate tramite libri, corsi e altro ancora.

Certo, la preparazione è importante, ma è il vissuto che conta di più.

Ma cosa significa partorire naturalmente? Come funziona? Quali sono i vantaggi? 

TRAVAGLIO E PARTO

Cosa si intende per parto naturale

Il parto naturale o spontaneo è quello che avviene per via vaginale, con le sole forze materne, senza l’aiuto di farmaci per indurre le contrazioni e senza l’aiuto di alcun dispositivo ostetrico, come può essere la ventosa. 

In questo caso si dovrebbe parlare di parto vaginale operativo, ma molto spesso viene definito parto naturale il parto che avviene senza ricorrere al taglio cesareo, quindi che sia o meno operativo. 

Quali sono le fasi del parto naturale

videocorso sul perineo e pavimento pelvico

Le fasi del parto naturale si dividono in 3 stadi principali:

  • PRIMO STADIO (FASE DILATANTE): il primo stadio del travaglio comprende tutti quei fenomeni che portano alle modificazioni del collo dell’utero, necessarie per aprire il canale del parto e permettere poi la nascita del bambino, insieme con il sopraggiungere di un attività contrattile regolare. Il primo stadio si divide in fase prodromica e fase attiva. 

    Durante la fase prodromica inizia a sopraggiungere un’attività contrattile, che si presenta ancora irregolare per tutti i caratteri (frequenza, intensità e durata), percepita comunque dolorosa dalla donna.

    Queste contrazioni iniziano ad apportare le prime modificazioni alla cervice uterina, ammorbidendola e accorciandola fino ad appiattirla completamente (appianamento) e raggiungere una dilatazione di almeno 4 cm.

    A questo punto ha inizio la
    fase attiva, dove le contrazioni sono percepite come regolari per tutti i caratteri e la dilatazione cervicale è appunto almeno di 4 cm.

    È a questo punto che la donna è pronta per andare in sala parto.

    È durante questa fase che la cervice raggiungerà la dilatazione completa, ovvero 10 cm, grazie all’azione dell’attività contrattile e del lavoro che la testa fetale compie a sua volta sul collo dell’utero. 
TRAVAGLIO E PARTO
  • SECONDO STADIO (FASE ESPULSIVA): raggiunta la dilatazione completa, si arriva al famoso momento delle spinte, che porterà alla nascita del bambino.

    È possibile che prima di questa fase, si abbia un momento in cui le contrazioni si affievoliscono e si diradano, proprio come se il copro naturalmente volesse dare un attimo di respiro alla donna: questa fase è detta
    fase di transizione e può durare circa 1 ora.

    Dopodichè le contrazioni riprendono facendo sentire alla donna la voglia di spingere: il bambino è pronto per nascere (
    fase attiva). 
videocorso pre parto online
  • TERZO STADIO (SECONDAMENTO ED ESPULSIONE DEGLI ANNESSI FETALI): una volta che nasce il bambino, deve verificarsi anche l’espulsione della placenta, insieme con le membrane che hanno composto il sacco amniotico e il cordone ombelicale.

    È questo che succede durante il terzo e ultimo stadio del travaglio. 

Quanto dura il travaglio nel parto naturale?

Questa è forse la domanda che viene posta più spesso dalle donne, soprattutto alla prima gravidanza.

Si può dire che la durata del travaglio e del parto è molto soggettiva, può cambiare da donna a donna e non c’è mai una regola ben precisa relativa ai tempi del travaglio. 

Le linee guida suggeriscono che il primo parto dovrebbe durare dalle 12 alle 18 ore, mentre i travagli successivi dalle 6 alle 8 ore. 

Come ben si può pensare, questi sono numeri medi relativi alla durata del travaglio, divisi tra primipare (donne al primo parto) e pluripare (donne al secondo parto o più), ma come già ribadito, è una condizione molto soggettiva, che può essere influenzata da diversi fattori, fisici, psichici e anche ambientali. 

E' davvero doloroso partorire?

Premessa: il dolore del parto è forse il dolore più forte e intenso che una donna possa sperimentare; ma anche in questo caso non per tutte è così. 

Anche la percezione del dolore del travaglio è molto soggettivo: ci sono donne che faticano a sopportare già le prime contrazioni, quelle della fase prodromica, mentre altre quasi non si accorgono di essere entrate in travaglio (poche fortunate!).

Come gestire il dolore del parto

Fortunatamente oggigiorno esistono diverse metodologie, farmacologiche e non, che permettono alla donna di sopportare meglio il dolore del travaglio. 

Tra i metodi non farmacologici, rientrano le posizioni libere; il massaggio, generalmente praticato a livello lombare; l’aromaterapia; la musicoterapia; l’utilizzo dell’acqua. 

Tra i metodi farmacologici rientrano l’utilizzo dell’analgesia epidurale e il protossido di azoto. 

Ogni donna in sala parto ha in generale la possibilità di trovare il metodo più consono a lei per gestire al meglio il dolore del travaglio, supportata dall’ostetrica che la assiste e la accompagna in questo momento così particolare della sua vita.

uel momento. 

Sintomi di Inizio Travaglio

Molte donne, soprattutto alla prima gravidanza, pensano di non rendersi conto dell’arrivo delle contrazioni da travaglio e quindi di non arrivare in tempo in ospedale. In verità, questo è un evento molto raro e, ancor di più, per chi sta aspettando il primo bambino. 

Al di là delle contrazioni tipiche del travaglio, quindi regolari per intensità durata e frequenza almeno da un’ora, ci sono dei segni che la donna può riconoscere e che le fanno capire che qualcosa di lì breve succederà. 

Tra questi segni rientrano la perdita del tappo mucoso, ovvero una perdita di muco abbondante, molto gelatinosa, che a volte potrebbe contenere qualche striatura di sangue. 

Questo è sinonimo che il collo dell’utero si sta ammorbidendo e accorciando. Infatti il tappo mucoso è quel “tappo” che chiude la cervice uterina e protegge il feto dall’ingresso di eventuali batteri. 

La perdite del tappo mucoso però non è sinonimo di travaglio imminente: potrebbe scatenarsi anche dopo qualche giorno.

Altro segno abbastanza inequivocabile è la rottura del sacco amniotico, maggiormente conosciuta dalle donne come “rottura delle acque”, che consiste nella fuoriuscita di liquido dai genitali e che può essere accompagnata o meno dalle contrazioni uterine. 

Questo evento richiede che la donna si rechi in ospedale, in quanto motivo di ricovero.

Cosa fare quando inizia il travaglio

E’ fondamentale per la donna non andare nel panico nel momento in cui subentrano le contrazioni: è importante riconoscere la regolarità delle stesse per un periodo di tempo più o meno continuativo prima di recarsi in ospedale. Bisognerebbe attendere un’attività contrattile regolare per intensità, durata e frequenza, presente circa ogni 3-4 minuti della durata di circa 40-60 secondi per un’ora consecutiva.

È sempre motivo di ansia e stress recarsi in pronto soccorso ostetrico, pensando che sia il momento giusto per poi essere rimandate a casa. 

In tutti i corsi di preparazione al parto, l’ostetrica consiglia di gestire più che si può la fase prodromica a casa: l’ambiente familiare è sicuramente più favorevole di una stanza di ospedale. 

Ci si può aiutare sperimentando le posizioni che ci fanno gestire meglio il dolore; facendo una doccia calda o un bagno caldo, che aiutano ad attenuare il dolore e a regolarizzare le contrazioni, se il travaglio si sta avvicinando; utilizzando una borsa dell’acqua calda, da posizionare a livello della zona che più fa male (generalmente o la zona sovrapubica o la zona lombare); facendosi fare dei massaggi dal proprio partner, qualora sia di gradimento (a volte può capitare che il tocco in questi momenti risulti fastidioso). 

Altra cosa fondamentale in questa fase è cercare di idratarsi adeguatamente e di mangiare: l’utero è un muscolo e funziona meglio se riceve il giusto apporto idrico ed energetico. 

Se però la donna non dovesse più avvertire i movimenti del bambino, dovesse avere perdite di sangue simil-mestruali o perdite di liquido giallo-verdi, deve recarsi immediatamente in ospedale.

I vantaggi di un parto naturale

Come dice il titolo stesso, partorire è una delle cose più naturali ed istintive dell’essere umano (e non solo). 

Certo, da sempre il dolore del parto fa paura e crea ansia, ma una donna che partorisce si rende consapevole di quanta forza e potenza possiede e si sente immediatamente capace di poter fare qualsiasi cosa. 

Partorire naturalmente con le proprie forze è una grandissima soddisfazione personale. 

Inoltre la ripresa dopo un parto naturale è generalmente più veloce: nel giro di qualche ora la donna è assolutamente autonoma e in grado di camminare, muoversi e farsi banalmente una doccia. 

Altro vantaggio è che vi è una maggior facilità relativamente all’avvio dell’allattamento al seno, grazie al bonding che viene proposto alla donna immediatamente dopo il parto. 

Anche per il neonato, nascere per via vaginale ha dei vantaggi: le contrazioni uterine permettono di aiutarlo a far fuoriuscire il liquido che si trova all’interno dei suoi polmoni e quindi è facilitato nel suo primo vagito. 

Inoltre, attraversando il canale del parto, il bambino entra a contatto con i batteri che colonizzeranno il suo intestino, favorendo lo sviluppo del suo sistema immunitario. 

Come prepararsi al parto

Un valido strumento per arrivare preparate al parto è la possibilità di frequentare un corso di preparazione alla nascita: può essere un modo per confrontarsi con diversi professionisti (ostetriche, ginecologi, psicologi, pediatri, anestesisti), ma anche un’occasione per conoscere nuove mamme in attesa con cui condividere questo percorso.

Il corso preparto può essere organizzato sia nelle strutture ospedaliere, ma anche nei consultori familiari, nei centri medici privati e a domicilio.

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