Quanto fa male partorire?

Quanto fa male partorire?

  1. INTRODUZIONE
  2. A COSA ASSOMIGLIA IL DOLORE DEL PARTO?
  3. QUANTO È FORTE IL DOLORE DEL PARTO?
  4. PERCHÉ NON DOVRESTI CHIEDERTI QUANTO FA MALE PARTORIRE DA 1 A 10
  5. COSA SI PROVA QUANDO SI PARTORISCE?
  6. COME CONTROLLARE IL DOLORE DURANTE IL PARTO

Introduzione

Quanto fa male partorire?: in queste poche parole, è racchiuso uno degli interrogativi più diffusi in assoluto, al giorno d’oggi, tra le future mamme.

Dato che sul tema si dice tanto e spesso chiamando in causa punti di vista non funzionali, ho deciso di creare il contenuto che stai iniziando a leggere.

Se vuoi ulteriori informazioni su come prepararti al giorno della nascita con consapevolezza, ti consiglio il mio videocorso preparto “Nascere e Rinascere Madre”, acquistabile cliccando sul pulsante in fondo al paragrafo.

Per altri contenuti su benessere in gravidanza e mondo mamma – bimbo, puoi dare un’occhiata al profilo @drsilva.com_official.

A cosa assomiglia il dolore del parto?

Quando ci si pone la domanda “Quanto fa male partorire?”, si tende spesso a riflettere sui possibili paragoni tra il dolore del parto e altre evenienze.

In questo caso, è necessario fare diverse premesse.

Innanzitutto, va ricordata la forte soggettività dell’esperienza del dolore. 

Se proprio si deve fare un parallelismo, è possibile chiamare in causa il punto di vista delle numerose donne che descrivono le fasi iniziali del travaglio parlando di una sensazione simile a quella dei dolori mestruali.

Man mano che il travaglio procede, il dolore cambia dal punto di vista dell’intensità e della regolarità.

Le donne che lo descrivono chiamano in causa una sensazione di tipo acuto all’addome, che arriva a coinvolgere anche la schiena.

In tutto questo, vanno considerati anche le fisiologiche parentesi di pausa.

Quanto fa male partorire

Quanto è forte il dolore durante il parto?

Come appena accennato, sono numerose le mamme che, quando si chiedono quanto fa male partorire, paragonano l’intensità delle sensazioni dolorose a quella che si prova in diverse altre situazioni.

Giusto per citare un esempio, chiamiamo in causa la fase dilatante che viene spesso comparata, lato percezione fisica, a una colica molto intensa.

Sempre nel corso della suddetta fase del travaglio, si ha a che fare con momenti in cui la causa del dolore è lo stiramento vulvare e perineale.

Tra gli altri sintomi degni di nota è possibile includere la sudorazione intensa e l’insorgenza di ristagni di acido lattico.

Perché non dovresti chiederti quanto fa male partorire da 1 a 10

Abbiamo, fino ad ora, risposto alla domanda “Quanto fa male partorire?” chiamando in causa dei paragoni.

Ragionare in questo modo può essere utile in alcuni momenti, ma ha dei limiti.

Per quale motivo?

Innanzitutto perché il dolore del parto è unico per ragioni specifiche. Ecco quali:

 

  • Si tratta dell’unica forma di dolore non causata da patologia.
  • Segnala il fisiologico epilogo della gravidanza.
  • Dà informazioni chiare sul processo di evoluzione del travaglio, così da dare modo alla mamma di prepararsi adeguatamente dal punto di vista delle posizioni e della respirazione.
  • Consente al cucciolo, grazie all’alternanza con le fasi di pausa, di percepire quando il torace della mamma è compresso e quando, invece, si espande. Questo è cruciale per la preparazione attraverso il canale del parto e alla respirazione.

 

Oltre a ciò, va sempre ricordato che la mamma è in possesso di tutte le risorse per affrontare ed elaborare il dolore del parto.

Fondamentale a tal proposito è la sintesi delle endorfine, ormoni legati alle sensazioni di benessere e caratterizzati da proprietà analgesiche. 

Il loro rilascio durante il travaglio fa la differenza nell’efficacia delle contrazioni  permette, durante le pause dal dolore, alla mamma di sentirsi visceralmente gratificata.

Cosa si prova quando si partorisce?

La risposta alla domanda “Cosa si prova quando si partorisce?” è altamente soggettiva e influenzata dallo stato psicologico, sul quale, a sua volta, ha impatto il modo in cui si racconta l’evento della nascita.

Il parto, lavoro del corpo proprio come la gravidanza, richiede, da parte della futura mamma, uno stato di relax, fiducia, abbandono della razionalità.

Affinché i muscoli pelvici si aprano, è cruciale che il contesto in cui avviene il parto sia intimo e all’insegna dell’accoglienza.

Entrambe queste caratteristiche rendono unici i rapporti intimi con il partner, motivo per cui, quando si parla di parto e gravidanza, li si descrive spesso come eventi sessuali.

Essenziale a tal proposito è scegliere con cura e consapevolezza il luogo del parto.

Altrettanto importante è iniziare a prepararsi fisicamente, durante la gravidanza, ad accogliere e fare proprio il dolore del parto.

Come controllare il dolore durante il parto

La risposta agli interrogativi su quanto fa male partorire è legata a come ci si prepara, in gravidanza, all’evento nascita.

Ecco alcuni consigli per controllare in maniera efficace – e senza farmaci – il dolore del parto:

 

  • Dedicarsi, in gravidanza, a mobilizzare il bacino con esercizi mirati (ne trovi diversi nel videocorso preparto).
  • Partire, verso la 34esima settimana circa, con l’esecuzione del massaggio del perineo.
  • Esercitarsi nell’assunzione di posizioni diverse da quella ginecologica, pericolosa per il coccige e il perineo e la peggiore quando si tratta di garantire il giusto spazio al piccolo per il passaggio nel canale del parto. Ottime sono invece la posizione accovacciata e la semi accovacciata.

 

In tutti i casi appena menzionati, fa la differenza l’aiuto del partner, che si può preparare, già nel tempo dell’attesa, a essere un supporto imprescindibile durante il travaglio. 

Altri articoli dal blog