Sindrome della morte in culla e Plagiocefalia Posizionale (testa piatta neonato)

Prima degli anni ’90 la testa piatta era una sintomatologia poco diffusa e poco conosciuta. 

Oggi, invece, è una delle problematiche più diffuse in età neonatale. 

Il motivo di questo cambiamento ha origine a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 quando sono state definite le linee guida per la prevenzione della sindrome della morte in culla dell’infante. 

Vi starete chiedendo per quale motivo la storia della sindrome della morte in culla e quella della testa piatta sono collegate. 

Riavvolgiamo il nastro e ripercorriamo quanto accaduto.

sindrome della morte in culla e plagiocefalia posizionale del neonato

Nel 1960 gli scienziati coniarono l’acronimo SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), ossia sindrome della morte improvvisa dell’infante o sindrome della morte in culla. 

Nel 1988, le società mediche olandesi raccomandarono per la prima volta nella storia di non far dormire i propri bambini in posizione prona (cioè distesi sul ventre) per diminuire il rischio di SIDS. 

Nel 1991 alcuni studi pubblicati in Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito mostrarono una significativa correlazione tra SIDS e posizione prona durante il sonno. 

Per tali ragioni, in questi Paesi, iniziarono le prime campagne educative che raccomandavano di posizionare il neonato, mentre dorme, in posizione supina (cioè a pancia in su) o sul fianco.

la posizione supina (pancia in sù) è la piu sicura per prevenire la sindrome della morte in culla

Nel 1992, anche l’American Academy of Pediatrics inizia a raccomandare di far dormire i neonati supini e due anni dopo, anche il National Institute of Child Health and Human Development lancia su larga scala la campagna informativa BACK TO SLEEP, che ribadisce l’importanza di far dormire il bambino solo in posizione supina in quanto più sicura. 

I risultati della campagna di prevenzione BACK TO SLEEP, in seguito conosciuta anche come SAFE TO SLEEP, sono stati a dir poco fantastici. 

I casi di sindrome della morte in culla sono diminuiti di oltre il 50% in soli 10 anni, passando da un’incidenza di 1,2 bambini per 1000 nati vivi nel 1992 a un’incidenza di 0,56 per 1000 nati vivi nel 2001.

Tuttavia, insieme alla decrescita della SIDS, è aumentato in maniera esponenziale il tempo trascorso dai bambini in posizione supina. I genitori, impauriti dal rischio della morte in culla, hanno iniziato a posizionare il bambino in posizione supina sia quando dorme sia quando è sveglio durante la giornata. 

Di conseguenza, si è registrato un drastico aumento delle deformazioni craniche posizionali2,3.

Testa normale a confronto con una brachicefalia posizionale del neonato

L’aumento delle deformazioni craniche posizionali è stato tale che, pochi anni dopo l’avviamento della campagna BACK TO SLEEP, l’American Academy of Pediatrics ha associato allo slogan anche l’importanza del TUMMY TO PLAY. 

Ora vi spiego cosa suggeriva lo slogan ‘’Back to sleep, Tummy to play’’. 

In pratica, il neonato doveva essere posizionato supino per dormire (back to sleep) ma, quando sveglio e supervisionato dal genitore, doveva essere posizionato prono per giocare (tummy to play). 

L’aggiunta di questa precisazione è stata molto importante: una routine di tummy time (tempo passato sulla pancia a giocare) diminuisce il tempo che il neonato passa supino con la testa appoggiata, prevenendo quindi il rischio di sviluppare una deformazione cranica posizionale. 

Inoltre, si è visto che il tummy time proposto al neonato sin dalle sue prime settimane di vita facilita lo sviluppo del tono muscolare e della coordinazione, necessari per raggiungere un corretto sviluppo motorio nei primi 12-15 mesi di vita.

Purtroppo, nonostante questi benefici evidenziati, la duplice importanza del tummy time è passata molto in secondo piano, risultando poco conosciuta dai genitori. 

Questo aspetto, in concomitanza con l’assenza di linee guida efficaci per la prevenzione della testa piatta, nel tempo ha contribuito a rendere le deformazioni craniche posizionali una delle problematiche più diffuse nei neonati.

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