Streptococco in gravidanza: cos’è, quando è pericoloso, cosa succede in caso di positività

Streptococco in gravidanza: cos'è, quando è pericoloso, cosa succede in caso di positività

  1. INTRODUZIONE
  2. STREPTOCOCCO IN GRAVIDANZA: COS’È DI PRECISO?
  3. COME SI PRENDE?
  4. TAMPONE PER LO STREPTOCOCCO: ECCO COSA SAPERE
  5. QUANDO LO STREPTOCOCCO IN GRAVIDANZA PUÒ ESSERE PERICOLOSO?
  6. COSA SUCCEDE SE LA MAMMA È POSITIVA ALLO STREPTOCOCCO IN GRAVIDANZA?
  7. COSA SUCCEDE DOPO IL PARTO?

Introduzione

Sono diversi i motivi di preoccupazione delle future mamme in attesa. Tra questi, spicca lo streptococco in gravidanza.

Se ti stai chiedendo cos’è, ma anche come si prende e in quali casi è pericoloso, stai leggendo l’articolo giusto!

Troverai, infatti, tutte le risposte alle tue domande sul tema, e non solo.

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Streptococco in gravidanza: cos'è di preciso?

Partiamo dalle basi, vedendo bene di cosa si parla quando si utilizza l’espressione “streptococco in gravidanza”.

La si usa nelle circostanze in cui, nell’organismo della mamma in dolce attesa, viene accertata la presenza di Streptococcus agalactiae.

Circa una donna incinta su cinque è portatrice di streptococco in gravidanza.

Conosciuto anche come streptococco beta-emolitico, il batterio monitorato durante la gestazione appartiene al gruppo B.

L’unico altro tipo di streptococco degno di attenzione medica è quello appartenente al gruppo A.

Lo streptococco beta-emolitico può essere presente come batterio commensale nell’ecosistema vaginale e rettale.

Ciò implica, come sottolineo in questo video, che non provoca fastidi o sintomi di alcun genere.

La situazione prende una piega diversa quando si avvicina il giorno della nascita.

Il piccolo, passando per il canale del parto, può entrare in contatto con il batterio.

Il rischio, che riguarda, per fortuna, una percentuale molto bassa di neonati, è l’insorgenza di infezioni come la meningite, la setticemia, la sepsi e la polmonite.

streptococco in gravidanza

Come si prende?

Come sopra ricordato, lo streptococco beta-emolitico è spesso presente naturalmente nel corpo della donna.

In condizioni di fisiologia ed equilibrio, il nostro meraviglioso sistema immunitario tiene tutto sotto controllo e fa in modo che il batterio continui a essere classificato come commensale e a non fare danni.

Quando le difese, per qualsiasi motivo, diminuiscono, può insorgere un quadro di proliferazione incontrollata e di infezione.

Doveroso è ricordare anche il ruolo dei rapporti non protetti con soggetti che risultano portatori del microrganismo.

Ricordo a tal proposito che, nelle mamme già portatrici di streptococco in gravidanza, il fattore appena ricordato può aumentare la frequenza delle fluttuazioni della densità di colonizzazione.

Tampone per lo streptococco: ecco cosa sapere

Non si può parlare di prevenzione per lo streptococco in gravidanza.

In virtù di ciò, è cruciale individuare la presenza del batterio nell’organismo materno prima che avvenga il parto.

Ciò è possibile grazie all’esecuzione di un tampone vagino-rettale.

Questo esame, che si effettua in contesto ambulatoriale, restituisce un risultato che, a ragione, si può definire come una fotografia del momento. 

Ecco perché ha una validità limitata, pari a un mese, e va eseguito, idealmente, nel lasso di tempo fra la 35° e la 37° settimana di gravidanza.

Si utilizza un tamponcino delle dimensioni di un cotton fioc.

La procedura, che non causa dolore, ha una durata di pochi secondi.

streptococco in gravidanza

Quando lo streptococco in gravidanza può essere pericoloso?

Una volta ricevuta la notizia della positività al tampone per lo streptococco in gravidanza, ogni futura mamma, soprattutto se al primo figlio, si fa diverse domande.

Tra gli interrogativi più frequenti figurano quelli relativi alle situazioni in cui l’infezione può essere pericolosa.

Il batterio, non in grado di attraversare la barriera della placenta, può creare problemi in caso di rottura precoce delle membrane.

Una volta sottoposta la mamma al tampone, nell’eventualità di un risultato positivo è indicata la profilassi antibiotica per endovena, altrimenti conosciuta come profilassi intrapartum.

Così facendo, si evita che il batterio possa risalire ed entrare in contatto con il piccolo.

Oltre alla rottura precoce delle membrane, nell’elenco degli altri fattori di rischio è possibile includere la febbre inspiegata in corso di travaglio.

Lo streptococco, che si trasmette al cucciolo attraverso l’aspirazione del liquido amniotico infetto, colonizza in prima istanza la mucosa orale e, in una seconda fase, le vie respiratorie.

Il contagio è degno di attenzione clinica solo nell’1 – 2% dei casi.

I sintomi possono esordire nelle prime 12 ore di vita – precoci – o dopo la prima settimana dal parto (in questo caso, si parla di esordio tardivo).

Cosa succede se la mamma è positiva allo streptococco in gravidanza?

La mamma positiva allo streptococco in gravidanza viene sottoposta a urinocoltura e, in caso di risultato che mette in evidenza una colonizzazione intensa, a una terapia antibiotica, da ripetere il giorno del parto.

Utile a impedire la trasmissione materno – fetale durante il travaglio, la terapia antibiotica contro lo streptococco in gravidanza può essere somministrata anche senza bisogno del tampone positivo (può capitare di non averlo perché il laboratorio non ha ancora fornito il referto).

Perché ciò accada, è necessario che siano presenti dei fattori di rischio. Ecco quali: 

  • Parto prima del termine;
  • temperatura corporea materna febbrile senza spiegazioni;
  • rottura delle membrane precoce;
  • anamnesi materna caratterizzata da precedente parto con neonato contagiato dallo streptococco;
  • urinocoltura in gravidanza positiva allo streptococco beta-emolitico.
streptococco in gravidanza

Cosa succede dopo il parto?

Cosa succede dopo il parto alla mamma risultata positiva allo streptococco in gravidanza e al suo bambino?

In caso di positività materna al tampone vagino – rettale e di impiego della profilassi antibiotica, la salute del neonato viene monitorata tramite esami del sangue ed esecuzione di tampone faringeo, rettale, nonché nella zona della congiuntiva e in quella dell’ombelico.

Il piccolo viene tenuto in osservazione per 48 ore senza somministrare profilassi antibiotica.

Se gli esami sopra menzionati risultano negativi, si interrompono tutti i controlli.

Qualora il neonato dovesse manifestare i sintomi dell’infezione, è indicata l’esecuzione della cosiddetta puntura lombare.

Quest’ultima è raccomandata nell’eventualità di quadri sintomatologici riconducibili alla sepsi, con sintomi che comprendono l’inappetenza e il colorito cutaneo grigiastro.

Si procede eseguendo anche una radiografia del torace del piccolo e, aspettando l’esito dei tamponi, si somministra la terapia antibiotica.

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