Travaglio di parto: cos’è, primi sintomi, fasi, dolore

Travaglio di parto: cos’è, primi sintomi, fasi, dolore

  1. INTRODUZIONE
  2. COS’È IL TRAVAGLIO DI PARTO?
  3. COME CAPIRE QUANDO INIZIA IL TRAVAGLIO?
  4. QUANDO SPOSTARSI VERSO L’OSPEDALE?
  5. QUALI SONO LE FASI DEL TRAVAGLIO?
  6. FASE DEI PRODROMI
  7. FASE DILATANTE
  8. FASE TRANSITORIA
  9. FASE ESPULSIVA
  10. SECONDAMENTO

Introduzione

Il travaglio di parto è un percorso unico, sul quale tutte le donne alla prima gravidanza, ma anche quelle già madri che hanno partorito con il cesareo, si interrogano.

Lo fanno con curiosità, a volte addirittura con timore.

Dato che il tema è vasto, ho deciso di raccogliere in questo articolo le principali informazioni che lo riguardano.

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Cos'è il travaglio di parto?

Iniziamo rispondendo alla domanda “Cosa vuol dire essere in travaglio?”.

Si utilizza la definizione scientifica “travaglio di parto” quando, a fine gravidanza, indicativamente in un lasso di tempo che può andare dalle due settimane prima alle due dopo rispetto alla data presunta del parto, le contrazioni uterine si intensificano e presentano caratteristiche ben precise.

Devono proseguire per circa 2 – 3 ore, presentarsi a intervalli regolari e durare più o meno 50 secondi ciascuna.

Le contrazioni, che possono essere sia spontanee, sia indotte attraverso metodi farmacologici, non farmacologici o di tipo meccanico, sono decisive per le modifiche a carico del collo dell’utero – parliamo di assottigliamento, di appianamento e della dilatazione – che permettono, di fatto, il passaggio del neonato.

Mi preme ricordare anche il fatto che l’avvio del travaglio di parto si può favorire tramite il ricorso a diversi metodi naturali.

cos'è il travaglio di parto

Come capire quando inizia il travaglio?

Il travaglio di parto manifesta il suo arrivo in diversi modi.

Oltre al sintomo principale, le contrazioni con le peculiarità citate nelle righe precedenti, si può parlare di segnali che possono palesarsi diverso tempo prima dell’inizio concreto e che ci dicono che il corpo si sta preparando.

In merito all’attività contrattile, è bene rammentare il suo essere presente frequentemente nella quotidianità della mamma in attesa nell’ultimo periodo della gravidanza.

Sono tante le mamme che, diverse settimane prima dell’inizio concreto del travaglio, riferiscono l’insorgenza di contrazioni, a volte dolorose, che fanno la loro comparsa nelle ore serali.

Si tratta, come ho precedentemente accennato, di un vero e proprio “allenamento” dell’utero per il lavoro che si troverà a fare di lì a poco.

Il corpo si prepara anche in altri modi al travaglio di parto. 

Tra i segnali da citare troviamo le perdite di muco, che può essere bianco, marrone, ma anche tendente al rosato.

Si può avere a che fare pure con piccole perdite ematiche.

Queste ultime – che sono spesso miste a muco cervicale – sono dovute alla rottura di capillari a causa dell’apertura del collo dell’utero.

Da menzionare è anche la perdita del tappo mucoso e, come rammento in questo video, lo svuotamento gastrico e dell’intestino.

Doveroso, infine, è chiamare in causa la rottura delle membrane.

Quando spostarsi verso l'ospedale?

La conoscenza dei sintomi del travaglio di parto e, ovviamente, l’ascolto del corpo senza il disturbo di interferenze esterne – per capirci meglio, è opportuno spegnere il telefono – sono aspetti fondamentali per capire quando è il momento di spostarsi verso l’ospedale.

Se la scelta per il parto è caduta su una struttura sanitaria, è necessario monitorare le contrazioni.

Nel momento in cui ci si accorge che la loro durata è di circa un minuto, che si presentano ogni 5 per 40 minuti – 1 ora, è bene iniziare a prendere la borsa e a spostarsi verso l’ospedale.

Nell’eventualità di rottura delle membrane, se il liquido appare trasparente, chiaro e con un odore particolarmente acre che permette di distinguerlo dall’urina, non c’è ragione di preoccuparsi.

In questi casi, dopo più o meno 24 ore, comincia spontaneamente il travaglio di parto.

In attesa che la natura faccia il suo corso, si indossa un assorbente esterno grande e si resta a casa dedicandosi ad attività piacevoli e rilassanti (le coccole con il proprio compagno di vita, un massaggio etc.).

Quali sono le fasi del travaglio?

Il travaglio di parto, la cui durata, per le mamme primipare, è compresa tra le 10 e le 12 ore – consideriamo il tempo che intercorre tra l’inizio delle contrazioni regolari e il raggiungimento della dilatazione completa – comprende diverse fasi.

Scopriamo quali sono nelle prossime righe!

travaglio di parto

Fase dei prodromi

La fase dei prodromi (o latente) è la prima del travaglio di parto.

La sua caratteristica principale è l’insorgenza di un’attività contrattile uterina che diventa piano piano più dolorosa e regolare.

Fra le varie contrazioni, è possibile apprezzare tempi di pausa prolungati, ma anche sperimentare episodi di svuotamento dell’intestino.

Il vomito e la nausea, invece, sono più rari.

La fase prodromica ha una durata variabile.

Si può parlare di 6 – 12 ore, ma anche di giorni (tutto dipende dalle condizioni iniziali del collo dell’utero).

La fase dei prodromi del travaglio di parto va trascorsa nella sicurezza delle mura domestiche, cercando di dedicarsi ad attività che rilassano.

Può prevedere, in alcuni casi, la perdita del tappo mucoso.

Fase dilatante

Alla fase dei prodromi segue, nel travaglio di parto, quella dilatante (o travaglio attivo). 

La dilatazione del collo dell’utero è pari a 4 centimetri, le contrazioni si susseguono a circa 5 minuti l’una dall’altra e hanno una durata che, in linea di massima, va dai 40 ai 60 secondi.

L’inizio della fase attiva è il momento in cui, se si è scelto di partorire in ospedale, si viene accompagnati in sala parto con il partner o qualsiasi altra persona di fiducia.

La fase dilatante, che termina con il raggiungimento di una dilatazione della cervice uterina pari a 10 centimetri, può essere gestita meglio grazie ai metodi naturali che permettono di controllare il dolore, che possono rivelarsi decisivi quando non si intende richiedere l’analgesia epidurale.

Tra i principali troviamo l’immersione in una vasca di acqua calda.

Durante la fase dilatante del travaglio – e non solo – è cruciale non rimanere sdraiate sul lettino in posizione ginecologica.

Sono diverse le posizioni libere alle quali fare riferimento.

Come ho avuto modo di spiegare in questo articolo, nel corso della fase di dilatazione può rivelarsi preziosa quella a carponi.

Tra i vantaggi che la caratterizzano spicca il fatto di aiutare nei casi in cui il dolore si rivela particolarmente accentuato nella regione lombare.

Per quanto riguarda la durata della fase dilatante ricordo che, pure in questo caso, la variabilità è consistente.

Nel caso delle mamme primipare, si parla di circa 1 cm ogni due ore.

Fase transitoria

Nel travaglio di parto, esiste anche una vera e propria fase di transizione. 

Inizia dopo la dilatazione completa e precede il premito, ossia lo stimolo fisiologico alla spinta che si presenta in concomitanza con l’acme della contrazione. 

È caratterizzata da una riduzione sostanziale della frequenza e dell’intensità dell’attività contrattile uterina.

 Può essere molto rapida o durare il tempo necessario per permettere alla mamma di raccogliere le energie necessarie nella fase delle spinte, a cui è dedicato il prossimo paragrafo.

Fase espulsiva

La fase espulsiva del travaglio di parto è quella in cui, come appena specificato, la mamma è impegnata nelle spinte.

Il bacino si apre ulteriormente e le sensazioni che, in precedenza, erano focalizzate nella zona viscerale si spostano in basso.

Nulla di strano: è il cucciolo che fa il suo naturale percorso lungo il canale del parto.

Per fare in modo che si incanali meglio, è consigliabile scegliere posizioni libere con il corpo soggetto alla forza di gravità, per esempio l’accovacciata sospesa o la posizione verticale.

Mi capita spesso, quando parlo, in consulenza, con mamme al primo figlio o che faranno un VBAC (parto vaginale dopo un cesareo), di sentirle preoccupate e timorose di non essere in grado di spingere.

Non c’è alcun motivo per essere allarmate!

Quando si parla delle spinte che caratterizzano la fase in questione del travaglio di parto, si inquadra un riflesso automatico, che non può e non deve essere contrastato.

Nella fase espulsiva, ricordo, è molto importante idratarsi e assumere zuccheri, utili per contrastare la fatica fisica.

Non si deve trattenere il respiro e spingere in posizione ginecologica.

Secondamento

A questo punto, il cucciolo è venuto al mondo e sta facendo il pelle a pelle con la mamma.

Il momento di attendere il secondamento, la nascita della placenta, è arrivato e deve essere vissuto senza fare alcuna manovra, soprattutto sul cordone ombelicale.

L’utero si contrae, con un’intensità inferiore rispetto a quella che caratterizza il travaglio attivo e, in un tempo che può andare dai pochi minuti fino ai 30, nasce la placenta e vengono espulsi gli annessi fetali.

Per favorire il secondamento, è importante attaccare il prima possibile il neonato, fattore utile anche ai fini della riduzione delle perdite ematiche, e trovarsi in un luogo che si avverte come sicuro.

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