Parto indotto: cos’è, indicazioni, pro e contro, preparazione, metodi

Parto indotto

  1. INTRODUZIONE
  2. COS’È IL PARTO INDOTTO?
  3. QUANDO SI ESEGUE L’INDUZIONE?
  4. CONTROINDICAZIONI
  5. COME CI SI PREPARA ALL’INDUZIONE
  6. METODI
  7. DURATA DELL’INDUZIONE E DEL PARTO INDOTTO
  8. RISCHI

Introduzione

Quando si parla delle domande che affollano la mente delle future mamme, un doveroso cenno va dedicato al parto indotto. Cos’è? Quando si esegue? Come viene indotto il travaglio e quali sono i rischi della procedura? A questi preziosi interrogativi, risponderò nel corso dell’articolo che puoi leggere nelle prossime righe.

Come sempre, con lo scopo di rendere la lettura del contenuto più agevole, ho preparato un indice. Se ti interessa un argomento, non devi fare altro che cliccare sul titolo del paragrafo corrispondente.

Ti auguro una buona lettura! Nel caso in cui dovessi avere dei dubbi o delle domande, ti invito a venirmi a trovare sul mio profilo Instagram, dove pubblico quotidianamente contenuti dedicati all’osteopatia neonatale.

Cos'è il parto indotto?

Partiamo dalle basi, cercando di capire cos’è il parto indotto. Come spiegato dalla Dottoressa Maria Chiara Alvisi, ostetrica, in questo video, il parto indotto è l’evenienza in cui mamma e bambino non iniziano spontaneamente a travagliare, ma intervengono dei fattori esogeni, ossia farmaci e/o metodi meccanici, che portano all’avvio delle onde dell’utero.

donna in ospedale con contrazioni dopo parto indotto

Quando si esegue l'induzione?

Questa domanda è a dir poco interessante. Sappiamo bene, infatti, che per mettere mano a quel perfetto equilibrio che è la nascita, devono esserci delle motivazioni ben precise.

L’indicazione più frequente che porta all’induzione del travaglio di parto è quella della futura mamma che viaggia verso l’oltre termine di gravidanza.

Attenzione: con “oltre terminenon si intende 40 settimane più un giorno. Nel momento in cui dalla data presunta passano due settimane, l’espressione sopra menzionata ha senso.

Qualche giorno prima, l’ospedale inizia a proporre alla futura mamma, per discuterne assieme, la possibilità di procedere con un’induzione. La tempistica che ci si dà per parlare di induzione, varia molto le chance di iniziare a travagliare in maniera spontanea.

C’è molta differenza tra una struttura ospedaliera che induce a 41 + 3, a 41 + 4 piuttosto che a 41 + 5 per quanto riguarda il rischio di ricevere un’induzione piuttosto che di iniziare il travaglio in maniera spontanea.

Proseguendo con le indicazioni che possono portare a scegliere l’induzione del travaglio di parto, ricordiamo il caso delle future mamme con quadri clinici all’insegna della patologia. Rientrano sotto a questo capello le situazioni delle donne in gravidanza con diagnosi di diabete gestazionale o di ipertensione arteriosa.

Da non dimenticare è altresì il caso del bambino con delle problematiche che portano il personale medico e ostetrico a decidere di anticipare il travaglio di parto con un’induzione. Ci deve essere un’indicazione clinica molto precisa che vede i benefici battere i rischi sia per la mamma, sia per il suo cucciolo.

donna attaccata al tracciato cardiotocografico in attesa di affrontare il parto indotto

Controindicazioni

Ci sono controindicazioni all’induzione del travaglio di parto? La risposta è affermativa.

Tra le principali situazioni in cui alla donna non è raccomandato il ricorso all’induzione rientra la storia clinica caratterizzata da un taglio cesareo. Il cosiddetto VBAC (Vaginal Birth After Cesarean Section) è possibile, ma è bene che sia un travaglio che insorge spontaneamente. Meno si va a stimolare l’utero, meglio è.

 

Come ci si prepara all'induzione

L’induzione del travaglio di parto avviene in ambito ospedaliero. Ecco perché bisogna prepararsi a passare anche diversi giorni in corsia. Il consiglio della nostra Maria Chiara è di fare tutto ciò che si farebbe a casa per stimolare l’inizio del travaglio. Ciò significa spegnere tutti gli elementi disturbanti – in ospedale è difficile, ma ci si può lavorare – e accendere tutti quei canali di connessione che aiutano a entrare in contatto con il cucciolo in arrivo.

Via gli stimoli adrenalinici e spazio, invece, a quelli positivi. Non importa che si parli di lettura, di musica, di meditazione: quello che conta è fare qualcosa che aiuti a stare bene.

Metodi

Quando si parla di metodi per indurre il parto, bisogna considerare due categorie. Ecco quali:

 

  • metodi farmacologici;
  • metodi meccanici.

 

Nel primo caso, alla futura mamma vengono somministrate delle sostanze chimiche che stimolano l’avvio del travaglio.

Nell’elenco è possibile citare innanzitutto i preparati a base di prostaglandine.

Questi ultimi vengono somministrati sia per bocca – devono essere sciolti sotto la lingua – sia attraverso un gel per via vaginale.

Nodale è sottolineare che le prostaglandine non fanno partire il travaglio vero e proprio, ma preparano il corpo.

Queste molecole, prodotte naturalmente dall’organismo umano e classificabili dal punto di vista chimico come acidi ciclopentanoici derivati dall’acido arachidonico, sono contenute anche nel seme maschile.

Ecco perché, quando ci si avvicina al termine gravidanza, ci si sente consigliare spesso di avere rapporti completi. In questo modo si diminuisce la probabilità di ricorso all’induzione e si aumenta quella dell’inizio di un travaglio spontaneo.

Cosa dire, invece, rispetto ai metodi meccanici? Uno degli approcci più adottati è l’utilizzo del balloon. In questo caso, si inserisce un catetere nell’ultima parte del collo dell’utero, gonfiandolo poi con soluzione fisiologica.

Così facendo, si va a creare uno stimolo meccanico, un vero e proprio stretching delle strutture dell’utero.

Si viene quindi a creare una situazione simil-infiammatoria che può favorire l’insorgenza del travaglio.

Nel momento in cui il travaglio inizia, il foley balloon, questo il nome tecnico del metodo di induzione chiamato in causa nei discorsi quotidiani con l’espressione “palloncino”, viene ovviamente sfilato.

Durata dell'induzione e del parto indotto

Dobbiamo immaginare che l’induzione non ha effetto immediato.

A volte, infatti, il corpo della mamma e il bambino non sono ancora pronti, motivo per cui è necessario ripetere anche diverse volte i cicli con alcuni dei metodi sopra citati.

Può succedere che una futura mamma si trovi ad attendere uno, due o anche più giorni prima di veder iniziare il travaglio dopo l’induzione.

Si tratta del già citato tempo di pre induzione che può rivelarsi un po’ faticoso. La donna si trova infatti in ospedale, senza il compagno vicino e con diverse limitazioni. Nel momento in cui inizia il travaglio, si può avere a che fare con diverse situazioni.

Si possono apprezzare tempi molto lunghi, ma anche travagli che, una volta partiti, viaggiano estremamente spediti anche quando sono indotti.

Le tempistiche sono molto diverse e dipendono da come è messo il corpo, ma anche dalla posizione del bambino in utero (quanto preme, qual è il suo posizionamento etc.).

Rischi

Il principale rischio connesso al parto indotto è la necessità di dover procedere alla somministrazione di farmaci. In molti casi, si alza il rischio di somministrazione di ossitocina per endovena.

Con un’induzione di travaglio di parto, è altresì più facile che si proceda alla richiesta di analgesia epidurale.

Inoltre, nel momento in cui si ricorre a un’induzione, è più frequente la percentuale di parti operativi, richiedenti quindi delle manovre aventi il fine di facilitare la nascita. Ricordiamo, infine, l’aumento del rischio di andare incontro a taglio cesareo.

Ciò conferma l’importanza di discutere bene con i professionisti a cui si affida la gravidanza per valutare la presenza delle indicazioni necessarie per il ricorso all’induzione.

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